Red Line

Foto di Alessandra Gatto

Testo di Fabio Vindigni Ricca

 

Il progetto “Red Line” nasce da una riflessione sul territorio da cui provengo: la Calabria.

Secondo i dati della Protezione Civile Calabria dal 15 giugno al 10 agosto di 2017, gli incendi nella regione sono stati 5.155, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2016.

La provincia dove si sono registrati il maggior numero d’incendi è stata quella di Cosenza, la mia, con 1.675 roghi verificatisi in quest’anno contro i 778 del 2016.

Pur essendo stata sul campo l’estate scorsa, la mia attenzione per l’argomento prende vita con il progetto “Nothing to see here”. Ho ragionato sugli incendi appiccati documentandomi e, dopo un’attenta ricerca, ho individuato 16 luoghi dove si registrano numericamente più roghi. Tramite Google Earth ho scaricato le immagini del luogo interessato e tramite Photoshop ho unito ad ognuna di esse una mia foto personale che ritraeva il fumo di un incendio.

Il passaggio importante avviene nel momento in cui si crea un merge dei due scatti, ho usato come metodo di fusione “Esclusione”. Ciò che ne viene fuori è un quadro quasi astratto, pieno di colori accecanti ma armonici che decontestualizzano totalmente il luogo portandoti in una dimensione esterna al problema.

Così la mia riflessione sull’incapacità dell’uomo di dialogare con la natura, per comprendere la sua forza e la sua capacità di darci bellezza anche nella totale distruzione.

Dopo aver dato vita alle immagini era importante per me creare un testo che potesse parlare di questo rapporto tra l’uomo e la natura.

Ho chiesto perciò ad un mio collega fotografo, Fabio Vindigni Ricca, di scriverlo con me. Fabio oltre a comprendere la sensibilità del lavoro è un attivista nei problemi che affliggono il nostro territorio.

Da qui nasce l’incontro tra testo e fotografia.

I dialoghi applicati al progetto fotografico Red Line, nascono in virtù e alla necessità di riportare l’essere umano al centro della questione, al punto neutrale verso la quale si muove l’analisi sulle responsabilità della sua inconsapevolezza.

I soggetti partecipanti sono Prometeo, segnalato in rosso, il titano esempio di libertà, forza, contro i poteri forti, colui che rubò il fuoco agli Dei per riportarlo agli uomini, e Gea, la Madre Terra creatrice del cielo, dei monti e dei mari, che appare nel vento e nelle rocce come esemplare entità non umana ed consapevole dei disastri che l’uomo compie senza misura verso la Terra.

I dialoghi sono costruiti in modo che i due personaggi possano facilmente riconoscersi e facilmente arrivare alla comprensione. Il testo è stato suddiviso in tre parti: l’alba, il mezzogiorno e la notte, quella della mente, del cuore e dello spirito.

L’indicazione principale verte su quanto l’essere umano affini il suo sguardo al solo semplice guardare fisico delle cose che lo circondano, e il messaggio che vogliamo far trasparire è l’indicazione di poter ammirare l’assenza.

Di togliere il velo di violenza che copre gli occhi della saggezza e della consapevolezza.

Ad un anno dagli incendi dell’estate 2017 in Calabria, la nostra missione è reinterpretare soggetti chiave della mitologia greca indirettamente connessi alla nostra terra, per esaudirne, finalmente, un solo ed ultimo canto di delirio e speranza per il male che continuamente compiamo nei suoi confronti.

 

Alle prime luci del mattino

una lunga e sottile linea rossa

divide il cielo dalla terra,

il giorno dalla notte e

sulla vetta di una grande montagna,

affacciata su una vasta vallata,

ecco affiorare nella mente

il primo pensiero di responsabilità

dell’uomo pensieroso

sulle sue azioni agli uomini.

  

“Immensa e splendente pare la volontà

dell’animo umano proiettata al bene della sua esistenza,

quanto però questa bellezza viene ingannata

dalla sottile e ostile possibilità

di tradire le proprie radici?”

Una soave e materna voce

sembra apparire da molto lontano.

Mistero e bellezza in volto,

delicato e leggero l’abbraccio.

 

Il silenzio poi

ricadde nella vallata

ed un vento tiepido spostò

leggermente i capelli dell’uomo,

subito socchiuse gli occhi

e le sue labbra presero parola.

 

“Chi sei?”

 

“Il mistero primordiale di tutte le cose

sulle quali il tuo sguardo

e il tuo animo poggiano fiducia.

Aldilà di tutti i vegetali, del regno animale

dell’uomo e della bestia che lo domina.”

“Perchè mai porteresti il tuo canto fin qui,

alla sommità di questo monte

tra la solitudine e il risveglio

di questa valle, di quest’uomo abbattuto?”

“Sono quì ed in tutte le cose per indicarti che non esiste

solitudine alcuna quando siamo posti al cospetto della Natura.

Se tu avessi occhi profondi in grado di guardare

ed orecchie grandi per ascoltare la vita che rinasce,

capiresti che oltre la notte, oltre il buio,

ogni giorno viene generata Vita Nuova.

Essa è chiamata a mostrarsi fedele

e rispettosa fra tutte le cose,

essa è in grado di dipingerne

l’intero equilibrio di esistenza.”

 

“Gea!

Madre del cielo stellato, dei monti e le sue ninfe,

creatrice del mare e le sue profondità.

Riconosco il tuo canto sincero e premuroso e, ad esso,

pongo fiducioso la speranza per un nuovo e limpido spirito.”

Quando il caldo e la luce

cancellano ogni confine,

oltre le socchiuse palpebre,

il battito d’ali di un’aquila dorata

dal cinturone rosso rubino,

come un lampo in pieno giorno

spezza in volo l’aria,

impazzita scende a picco

verso il mare.

L’addome si

contrae dolorosamente e,

drasticamente si blocca

il mio respiro.

 

“Da dove arriverà questo vento caldo senza vita?”

 

“Tornare a vivere,

tornare a casa

per amore di ciò che

ci mantiene in vita.

Ritrovare il terreno dove poter

piantare i semi della fiducia.

La stessa che tu,

dal tuo coraggio,

Hai donato a tutti gli uomini.”

Quale male sia stato affidarsi all’istinto universale

di rompere le catene che soffocavano la nostra libertà?

Sarò forse io ad aver poggiato passi distanti

dalla linea sottile del giusto?

O cosa l’uomo non vuol vedere?”

Nella profonda notte dei ricordi

brilla slendente dal cuore consumato

l’ultima vena rossa dell’estate.

“Sta piovendo.

E’ tutto grigio e putrido quì intorno.

Nell’aria si sente forte il peso della sconfitta.

Saranno pronti gli uomini a risanare

il mondo dalle macerie?”

“Ogni uomo sarà pronto

quando il vuoto sarà

l’unica cosa da guardare

agli occhi del suo cuore.

Proveniamo tutti dalla stessa scintilla.”

“Gea, avverto la paura stringermi al collo.”

“Solo il coraggio e l’amore di essere

dissiperanno in te la rassegnazione.

Aiuta la tua visione ad essere unica

forza invincibile per il cambiamento.”

Addio Prometeo.”

“Tornerai a sussurrarmi ancora nel vento?”

“Ho visto.”