Red Line

Il progetto nasce nel 2016, anno chiave per l’aumento di incendi dolosi in territorio calabro.

Presentando i luoghi denaturalizzati attraverso l’astrazione, ottenuta tramite un processo di sottrazione

le immagini vogliono essere invito per una progressiva rivelazione della natura.

Il processo negativo parte dalle vedute di google maps dei territori interessati.

A seguire il progetto fotografico è un testo scritto da Fabio Vindigni Ricca.

 

 

 

Alle prime luci del mattino

una lunga e sottile linea rossa

divide il cielo dalla terra,

il giorno dalla notte e

sulla vetta di una grande montagna,

affacciata su una vasta vallata,

ecco affiorare nella mente

il primo pensiero di responsabilità

dell’uomo pensieroso

sulle sue azioni agli uomini.

  

“Immensa e splendente pare la volontà

dell’animo umano proiettata al bene della sua esistenza,

quanto però questa bellezza viene ingannata

dalla sottile e ostile possibilità

di tradire le proprie radici?”

Una soave e materna voce

sembra apparire da molto lontano.

Mistero e bellezza in volto,

delicato e leggero l’abbraccio.

 

Il silenzio poi

ricadde nella vallata

ed un vento tiepido spostò

leggermente i capelli dell’uomo,

subito socchiuse gli occhi

e le sue labbra presero parola.

 

“Chi sei?”

 

“Il mistero primordiale di tutte le cose

sulle quali il tuo sguardo

e il tuo animo poggiano fiducia.

Aldilà di tutti i vegetali, del regno animale

dell’uomo e della bestia che lo domina.”

“Perchè mai porteresti il tuo canto fin qui,

alla sommità di questo monte

tra la solitudine e il risveglio

di questa valle, di quest’uomo abbattuto?”

“Sono quì ed in tutte le cose per indicarti che non esiste

solitudine alcuna quando siamo posti al cospetto della Natura.

Se tu avessi occhi profondi in grado di guardare

ed orecchie grandi per ascoltare la vita che rinasce,

capiresti che oltre la notte, oltre il buio,

ogni giorno viene generata Vita Nuova.

Essa è chiamata a mostrarsi fedele

e rispettosa fra tutte le cose,

essa è in grado di dipingerne

l’intero equilibrio di esistenza.”

 

“Gea!

Madre del cielo stellato, dei monti e le sue ninfe,

creatrice del mare e le sue profondità.

Riconosco il tuo canto sincero e premuroso e, ad esso,

pongo fiducioso la speranza per un nuovo e limpido spirito.”

Quando il caldo e la luce

cancellano ogni confine,

oltre le socchiuse palpebre,

il battito d’ali di un’aquila dorata

dal cinturone rosso rubino,

come un lampo in pieno giorno

spezza in volo l’aria,

impazzita scende a picco

verso il mare.

L’addome si

contrae dolorosamente e,

drasticamente si blocca

il mio respiro.

 

“Da dove arriverà questo vento caldo senza vita?”

 

“Tornare a vivere,

tornare a casa

per amore di ciò che

ci mantiene in vita.

Ritrovare il terreno dove poter

piantare i semi della fiducia.

La stessa che tu,

dal tuo coraggio,

Hai donato a tutti gli uomini.”

Quale male sia stato affidarsi all’istinto universale

di rompere le catene che soffocavano la nostra libertà?

Sarò forse io ad aver poggiato passi distanti

dalla linea sottile del giusto?

O cosa l’uomo non vuol vedere?”

Nella profonda notte dei ricordi

brilla slendente dal cuore consumato

l’ultima vena rossa dell’estate.

“Sta piovendo.

E’ tutto grigio e putrido quì intorno.

Nell’aria si sente forte il peso della sconfitta.

Saranno pronti gli uomini a risanare

il mondo dalle macerie?”

“Ogni uomo sarà pronto

quando il vuoto sarà

l’unica cosa da guardare

agli occhi del suo cuore.

Proveniamo tutti dalla stessa scintilla.”

“Gea, avverto la paura stringermi al collo.”

“Solo il coraggio e l’amore di essere

dissiperanno in te la rassegnazione.

Aiuta la tua visione ad essere unica

forza invincibile per il cambiamento.”

Addio Prometeo.”

“Tornerai a sussurrarmi ancora nel vento?”

“Ho visto.”